'Quanto costa l'abisso' - 1

 Un inedito di Honey Parisius

Quanto costa l'abisso 


La Triade: Voss, banchiere; Clarissa e Ira, sorelle. Una specie di S.p.A. del crimine. I tre svuotano i conti in banca di uomini ingenui che si innamorano di Clarissa (esca: foto di lei sui social; è un'"influencer") e che si ritrovano ad aver poi una relazione con la non altrettanto bella ma certamente sexy sorella di Clarissa, Ira, la quale promette ai soggetti di intercedere presso di lei...

Il romanzo si apre su Luca, un follower sfegatato di Clarissa, ignaro di essere caduto in una rete che alla fine lo alleggerirà di tutto il denaro ereditato. (Reinhard Voss, il banchiere, è ovviamente colui che accede alle informazioni finanziarie dei soggetti...)


Capitolo 1: L’amo di Clarissa

La pioggia tamburellava sui vetri dell’appartamento di Luca Mancini, un buco di lusso in un palazzo di Trastevere che odorava di soldi freschi e solitudine. Luca, trentadue anni, capelli castani un po’ troppo lunghi e un’eredità che gli bruciava in banca, era sdraiato su un divano di pelle nera, il telefono che gli illuminava il viso come una candela in una cripta. Scorreva il profilo Instagram di Clarissa, il suo personale altare digitale. Ogni foto era un pugno nello stomaco: labbra rosse come peccato, occhi verdi che ti fissavano attraverso lo schermo, curve avvolte in seta che sembravano sussurrare promesse. “#ViviIlDesiderio” diceva l’ultima didascalia, sotto una foto di lei in un abito nero che lasciava poco all’immaginazione. Luca si morse il labbro, il cuore che martellava. Non era solo un follower. Era un fedele.



Le scriveva da mesi, messaggi carichi di bramosia repressa, versi rubati a poeti minori, speranze che si infrangevano contro il silenzio. 'Sei un sogno dal quale non voglio svegliarmi' aveva digitato una volta, ubriaco di vino e di lei. 

Ogni tanto, Clarissa rispondeva: un cuore, un 'Grazie, sei un tesoro 😘'. Bastava quello a mandarlo in orbita. Ignorava che dietro a quel particolare profilo c’era un meccanismo oliato, un’Anonima Criminali che trasformava la voglia di nuovi contatti, di sesso, in conti svuotati. Non sapeva nulla della Triade.


Erano le undici di sera. Roma era un mosaico di luci bagnate oltre la finestra. Il telefono vibrò. Lasciò quasi cadere il bicchiere di Barolo. Un messaggio. Da lei. 'Ehi, Luca, sempre a mettere like alle mie foto? 😏 Mi fai arrossire. Ti va di chiacchierare un po’?'

Le dita gli tremarono mentre scorreva le due righe. Sì, sembrava essere proprio lei. Clarissa. La sua voce immaginaria, roca e invitante, gli risuonava in testa. Rispose in un lampo: 'Dio, sì, quando vuoi. Non ci credo che mi scrivi'.

In realtà, non si trattava dell'avvenente influencer. A Milano, in un attico che sembrava uscito da un film di Sorrentino, Ira sedeva a un tavolo di cristallo, le unghie nerolaccate che tamburellavano su un MacBook. Ira era la sorella di Clarissa, ma non aveva la bellezza da copertina di lei, pur possedendo del fascino; un fascino ben più insidioso, occorre dire: zigomi affilati, occhi castani che sembravano leggerti l’anima, un sorriso che prometteva guai. Indossava una camicia di seta aperta sul seno, un bicchiere di Negroni accanto. Sullo schermo, il profilo di Luca: foto di lui in barca, camicia sbottonata, sorriso da ragazzo che non sa a quanto ammonta esattamente il suo patrimonio. “Pesce grosso” mormorò Ira, le labbra che si curvavano. Digitò un altro messaggio: 'Sai, Luca, mi aggrada il tuo stile. Sei... interessante. 😈 Chiamata?'

Luca, ignaro, era già perso. “Chiamata? Cazzo, sì” borbottò tra sé, il sangue che gli ribolliva. Pochi minuti dopo, il telefono squillò. Una voce morbida, con una punta di accento milanese, lo avvolse come fumo. 

“Luca? Sono Ira, la sorella di Clarissa.” 

Una pausa; non teatrale, ma di reale stupore. La sorella?

“Lei è un po’ timida, sai, ma... parla di te. Dice che hai qualcosa di speciale.”

Luca deglutì, confuso ma eccitato. “Ira? Cioè, Clarissa parla di me? Sul serio?” La sua voce tradiva un misto di incredulità e ambizione. Si immaginava Clarissa, nuda su un letto di seta, a sussurrare il suo nome. Non poteva sapere che era in realtà Ira a tessere la tela (insieme a Clarissa e a un terzo, diabolico socio), andando in avanscoperta per guidarlo verso il baratro.

“Mm-hm” rispose Ira, la voce che scivolava come miele. “Clarissa è... be’, un sogno, neh? Ma è complicata. Io sono più... diretta.” Rise, un suono basso, decisamente erotico. “Ti va di raccontarmi di te, Luca? Cosa fai quando non sei perso nei suoi post?”

Luca si passò una mano tra i capelli, il cuore che galoppava. “Io, ehm... niente di che. Ho un po’ di tempo libero, sai, dopo che mio padre...” Si fermò, non voleva parlare dell’eredità, non ancora. “Mi piace viaggiare, bere buon vino... e, be’, guardare lei.” Rise, nervoso.

Ira colse la pausa, il non detto. “Un uomo di gusto” commentò, la voce che si abbassava di un’ottava. “Sai, Luca, Clarissa adora i tipi come te. Ma ha bisogno di sentirsi... sicura. Io posso aiutarti a conoscerla meglio. Ti fidi?” Le parole erano un amo, lucido e affilato.

“Fidarmi? Certo” rispose lui, la mente annebbiata. “Cioè, sei sua sorella, no? Dimmi tutto.” Si immaginava già di tenere Clarissa tra le braccia, senza sapere che Ira si stava annotando in mente ogni dettaglio: la sua voce  – comprese le variazioni di frequenza –, le sue insicurezze, il modo in cui pendeva fin da subito dalle sue labbra.

“Perfetto” disse la donna, un sorriso predatorio sul volto. Che Luca non vedeva, né immaginava. “Allora, dimmi, Luca... qual è il tuo sogno più grande? E non mentire, eh.” Si appoggiò allo schienale, accendendo una sigaretta. Il fumo si alzò in volute, mentre a Zurigo, in un ufficio sterile, Reinhard Voss apriva un file con il nome 'Luca Mancini'. Sullo schermo, i numeri del conto corrente di quel tal Mancini brillavano come una promessa.

Luca, il grullo, parlava. Parlava di sogni, di Clarissa, di una vita che immaginava perfetta. Avvicinandosi, passo dopo passo, alla rovina.



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Quanto costa l'abisso






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