'Quanto costa l'abisso' - 5
Capitolo 5: Focus sull'azienda paterna
Sotto la doccia, Luca ragionava. Clarissa era il sogno, ma Ira era la realtà: un’ossessione più tangibile, più pericolosa. Aveva intenzione di ospitarla più a lungo del previsto; di chiederle addirittura se volesse restare a tempo indeterminato. Ma solo finché la sorella, Clarissa, non si fosse decisa a venire da lui.
Ira, nel frattempo, era uscita. Continuando a muoversi come una serpe, furba e suadente anche nell'assenza. Dentro il bar di un albergo a pochi isolati dal loft, un bicchiere di Negroni tuttora intatto sul tavolo, fissava lo smartphone. Il messaggio di conferma di Voss lampeggiava sullo schermo: 'Primo trasferimento OK. Spingi per il prossimo. Be cool.' Le labbra di Ira, dipinte di un rosso che sembrava sangue rappreso, si curvarono in un sorriso glaciale. Ma, sotto la superficie, qualcosa andava incrinandosi. C'era stato quell'episodio notturno con Luca e poi, dopo colazione, lei lo aveva risospinto di nuovo verso il letto e l'amplesso che era seguito non era stato solo un’esca, non del tutto. Il modo in cui lui l’aveva guardata – non come guarderebbe Clarissa, bensì puntando tutta l'attenzione su di lei, su Ira, Ira la donna e non la serpe – aveva scavato un solco nella sua corazza. Aveva detto a se stessa, e proseguiva a dirsi: era stato un errore, un esperimento. Eppure, il ricordo di quei frangenti, della vulnerabilità di lui sotto le sue mani, la disturbava come un graffio su una guancia.
Il telefono di Luca vibrò sul tavolo della cucina, violentando il silenzio sonnecchioso dell'appartamento. Un messaggio. Da Ira. Una sola frase, implacabile come una rasoiata: 'Quello che è successo non si ripeterà. A meno che tu non faccia una cosa per me'. Luca lesse e rilesse, il cuore come percosso da un batacchio. A travolgerlo non fu la minaccia implicita in quelle parole, il pericolo di perderla (e, possibilmente, di non poter arrivare più a Clarissa): fu la promessa velata di riaccendere il fuoco di poche ore prima. Si immaginò di nuovo tra le mani di quella donna giovane e sensuale, la vestaglia che si dissolveva come una nuvola al vento, l'afoso respiro contro la pelle di lui. Provava però anche paura, qualcosa che non riusciva a decifrare. Rispose, cercando di tener salde le dita agitate: 'Cosa vuoi che faccia? Dimmi tutto'.
Ira non rispose subito. Lo lasciò cuocere nel suo brodo, come una fiera vorace che sa bene quando è il momento di saltare fuori dal cespuglio; o come un pescatore che non tira immediatamente la lenza ma lascia dapprima il pesce a dimenarsi. Quando finalmente fece la videochiamata, la sua voce era un velluto nero, morbida ma pungente, proprio come i suoi occhi. “Luca” disse, il nome che scivolava dalle sue labbra simile a un'ingiunzione peccaminosa. “Ho bisogno di un piccolo favore. Una cosa semplice. Tu sei CEO di quell’azienda, no? La tessile di tuo padre. C’è un gestionale, un database. Mi serve un file. Niente di complicato. Solo... informazioni.”
Luca, che intanto era sprofondato nel divano, la camicia per metà abbattonata e i capelli ancora un po' umidi dopo la doccia, si passò una mano sul volto. “Un file? Cioè... per Clarissa? È per il suo progetto?” La sua voce era un misto di speranza e incertezza. Il sogno che covava, ossia giungere alla mitica Clarissa, ancora lo rendeva un manichino obbediente.
Ira rise, un suono basso che gli fece correre un brivido lungo la schiena. “Sempre Clarissa, eh? Sei prevedibile, Luca. Ma sì, è per lei. Per il suo futuro. E per il tuo.” Fece una pausa, lasciando che il silenzio lo avvolgesse. “Mi fido solo di te, Luca. Ma sei debole, sai. Potresti rovinare tutto. Non deludermi.” Le parole erano un coltello, piantato con precisione. Luca deglutì, il desiderio di compiacerla che si mescolava alla paura di perderla.
“Non ti deluderò” mormorò, quasi implorando. “Non capisco di cosa possa trattarsi ma... Dimmi cosa fare.”
“Bravo ragazzo” rispose lei, la voce che si abbassava, diventando un sussurro intimo. “Ti mando i dettagli. È facile. Un login, un download. Nessuno lo saprà mai.” Si sporse verso il telefono, assumendo una posa accattivante e lasciando che la vestaglia si allargasse sul davanti, rivelando la curva del seno e non solo. “E, Luca... se lo fai bene, ci rivedremo. Presto, probabilmente.” Gli lanciò quella speranza come un amo, e Luca ci si impigliò senza por tempo in mezzo.
Quella sera, dunque, si collegò al gestionale dell’azienda di famiglia, il battito cardiaco accelerato mentre seguiva le istruzioni di Ira. 'Non è nulla di grave', si disse. erano solo dati. Clienti, fornitori, numeri. Ma ogni clic rappresentava un centimetro in più verso il baratro, un altro madornale faux pas su una via senza ritorno. Era un favore che faceva a lei e lo faceva per Clarissa, soprattutto; un atto compiacente, cui ne sarebbero seguiti vari altri che, secondo la Legge, erano da considerare reati.
Ira, dall’hotel, osservava il progresso su un tablet, grazie a un software che tracciava ogni mossa del grullo. “Fase X” mormorò, sorseggiando il Negroni. Il suo sguardo tuttavia si perse per un istante, fissandosi su una foto di Luca presente sul suo profilo Instagram: un sorriso ingenuo, quella camicia aperta sui pettorali non sviluppatissimi, le spalle normali, quasi cadenti. Si attardò sul sorriso, sugli occhi... Era un giovanotto che non meritava la rovina. Infine scosse la testa, scacciando il pensiero. “Non fare la mimosa!” si ammonì, spegnendo il tablet.
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Quanto costa l'abisso



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