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'Quanto costa l'abisso' - 11

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 Capitolo 11: Clarissa, come la neve La luce di Roma, a mezzogiorno, era un tradimento: un sole che prometteva calore ma lasciava solo ombre taglienti. Nel suo ufficio, un cubicolo di vetro e acciaio ereditato dal padre, Luca Mancini fissava il monitor spento, il volto segnato da notti insonni e da un’ossessione che lo divorava. Ira era svanita, un’ombra che lo aveva toccato e poi abbandonato, lasciandolo con un vuoto che pulsava come una ferita. I bonifici, i file, le promesse di Clarissa: tutto si mescolava in un sogno febbrile che non riusciva a decifrare. Ignaro della Triade, di Voss e della rete che lo strangolava, Luca era un uomo svuotato, stordito, ancora aggrappato alla convinzione che, in qualche modo, fosse amato. Ma una parte di lui gli diceva: parlane agli avvocati della ditta, sporgi denuncia alla polizia. Cazzo!  si disse, ripensando ai segreti aziendali che aveva spifferati a quella dolce megera in cambio di qualche ora di sesso neppure tanto selvaggio. Questo ...

'Quanto costa l'abisso' - 10

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 Capitolo 10: L’occhio che non dorme La notte era un sipario di velours nero, trafitto dalle luci fredde di Zurigo, come lune riflettentisi sui vetri del loft di Reinhard Voss. L’attico, un tempio di acciaio e cristallo, era un’estensione del suo proprietario: sterile, impeccabile, tendente all'essenzialità minimalista. Ogni superficie rifletteva il suo controllo, ogni angolo era privo di calore. Voss sedeva su una poltrona di pelle nera, un bicchiere di whisky single malt intatto sul tavolino di marmo, il fumo di una sigaretta che si alzava in volute lente. Era un uomo scolpito dal gelo, i lineamenti affilati come un bisturi, gli occhi grigi che vedevano oltre le apparenze, che fendevano l’anima dell'interlocutore. Non alzava mai la voce. Non ne aveva bisogno. Il suo potere consisteva nella precisione, nel silenzio che precedeva le sue parole, nella capacità di dominare con una sola occhiata. Clarissa non era sua, non nel senso banale del possesso. Era un investimento, un’ope...

'Quanto costa l'abisso' - 9

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Capitolo 9:  Telefonata di mezzanotte   La notte seguente, Roma si presentava come un labirinto di luci e ombre, un palcoscenico perfetto per il gioco di Ira. Ma il suo controllo, così perfetto in apparenza, mostrava sempre più incrinature. Nel loft di Luca, l’aria era ancora carica del loro ultimo incontro, del bonifico che aveva svuotato un altro pezzo della sua eredità, della promessa di Clarissa che lo teneva incatenato. Ira, però, si era tenuta lontana da lui. Aveva lasciato un messaggio, una frase come un amo affilato: “Quello che è successo non si ripeterà. A meno che tu non faccia una cosa per me.” Luca, seduto al tavolo della cucina, il telefono stretto tra le mani, lesse quelle parole cento volte. Ogni lettera era un’eco della notte con Ira, del suo toccare all'apparenza indolente, della sua voce che lo aveva guidato al confine dell’oblio. Era disorientato, dipendente, un uomo che avrebbe fatto qualsiasi cosa per un altro istante con lei – o per un passo verso l...

'Quanto costa l'abisso' - 8

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Capitolo 8: Il dazio Luca e Ira. Lei fa un un gioco di potere mascherato da complicità. Finge interesse crescente, ma inizia a oscillare tra seduzione e distanza. Quando Luca le dichiara i suoi sentimenti, lei risponde con qualcosa come: “Non sei mai stato innamorato di me. Sei innamorato dell’idea che Clarissa ti abbia guardato. Io sono solo la tua stampella”. Nel tempo, qualcosa, seriamente, potrebbe incrinarsi in Ira. Non è detto che lei sviluppi amore, ma forse empatia. Forse pietà. Forse una voglia di distruggere il meccanismo. Luca, insistendo: "Tu... non sei come lei". Ira: "No. Ma neanche tu sei come gli altri. Gli altri provano a comprarla. Tu ti lasci usare". Luca (confuso): "E tu? Cosa fai tu?" Ira: "Io raccolgo i resti". Luca, Ira. Un'altra scena, o forse il prolungamento della precedente. Un appartamento dove ci sono solo loro due. Lei ha libero accesso in qualunque stanza... La porta si richiuse alle sue spalle con un clic appen...

'Quanto costa l'abisso' - 7

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Capitolo 7: Le cose rimasticate La sera si era insinuata come un ladro nelle strade di Trastevere, avvolgendo il loft di Luca Mancini in un sudario di ombre e silenzi. Le imposte, serrate contro il mondo, lasciavano filtrare solo il lamento di un clacson e il respiro umido di Roma. Dentro, l’aria era densa, con un sentore di vino rosso troppo corposo e una corrente di microparticelle a carica negativa. La tensione che si poteva tagliare con un coltello. Luca, il grullo, sedeva sul divano di pelle nera, le mani che si tormentavano come se potessero strappargli una risposta dal nulla. Il suo cuore batteva ancora per Clarissa, un sogno di seta e pixel che lo teneva prigioniero, ma era Ira, con la sua presenza carnale, a dominare la stanza. Lui scriveva messaggi a Clarissa senza ottenere risposte. E Ira? Ira a quanto pare non voleva più contattarlo... Ma dov'era scappata? Si trovava di nuovo a Milano?  Ignaro della Triade, di Reinhard Voss e dei conti offshore che si nutrivano della su...

'Quanto costa l'abisso' - 6

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 Capitolo 6: Fantasmi Il gioco di Ira non era perfetto come lei voleva credere. Anzitutto, non era il 'suo' gioco bensì erano mosse di scacchi, manovre oscure, dettate dal volere della Triade. Secondariamente, c'erano i sentimenti, inattesi e inoppugnabili, che venivano a presentarseli come ostacoli sorprendentemente alti. Decise di rimanere in albergo e non tornare nell'appartamento di Luca; non durante questa fase delicata dell'operazione.  Luca cercò di contattarla, ma lei zitta. Passarono due giorni, tre quasi, e il silenzio si era fatto assordante. Apposta Ira non rispondeva ai messaggi di lui, che le scriveva con una frenesia che tradiva dipendenza.  'Ira, ho fatto quello che mi hai chiesto. Dimmi che è tutto in ordine. E dimmi qualcosa di Clarissa.'  Ogni messaggio era un'implorazione, alcuni addirittura sembravano vere e proprie grida d'aiuto. Lei lo ignorava, non più (o non del tutto) per  strategia, ma... ebbene sì!... per necessità. Aveva ...