'Quanto costa l'abisso' - 11
Capitolo 11: Clarissa, come la neve La luce di Roma, a mezzogiorno, era un tradimento: un sole che prometteva calore ma lasciava solo ombre taglienti. Nel suo ufficio, un cubicolo di vetro e acciaio ereditato dal padre, Luca Mancini fissava il monitor spento, il volto segnato da notti insonni e da un’ossessione che lo divorava. Ira era svanita, un’ombra che lo aveva toccato e poi abbandonato, lasciandolo con un vuoto che pulsava come una ferita. I bonifici, i file, le promesse di Clarissa: tutto si mescolava in un sogno febbrile che non riusciva a decifrare. Ignaro della Triade, di Voss e della rete che lo strangolava, Luca era un uomo svuotato, stordito, ancora aggrappato alla convinzione che, in qualche modo, fosse amato. Ma una parte di lui gli diceva: parlane agli avvocati della ditta, sporgi denuncia alla polizia. Cazzo! si disse, ripensando ai segreti aziendali che aveva spifferati a quella dolce megera in cambio di qualche ora di sesso neppure tanto selvaggio. Questo ...